ELISA MONTESSORI

ELISA MONTESSORI
Ogni cosa è un’altra

Opening 16 novembre 2016 h 19 – 21

Il secondo appuntamento della stagione espositiva di Monitor vede protagonista Elisa Montessori (Genova, 1931), che debutta negli spazi della galleria con una personale accompagnata da un testo critico di Ilaria Gianni. La mostra mira ad investigare la ricerca della Montessori sin dai suoi esordi negli anni Settanta, passando per alcune opere significative degli anni Ottanta (celebre La terra dei Masai presentato alla Biennale di Venezia del 1982) fino a incorrere nelle opere più recenti, caratterizzate da un piglio fresco e attualissimo.  Raffinata nel segno e nella composizione, nella ricerca  della Montessori si rintraccia l’influenza di due mondi: la fertilità culturale dell’ occidente e quella più segnica e nascosta dell’oriente. Ed è proprio nel suo particolare utilizzo del segno che emergono al contempo le avanguardie storiche e le suggestioni orientali che vedono nel gesto stesso del tracciare una totalità di esperienze fisiche e mentali. Dalla sua dichiarazione “lavorare per me è il desiderio di eliminare”, la Montessori ha, nel corso dell’intera vita, continuato a produrre opere basate sul concetto di accumulazione e sottrazione. Artista dalle molteplici visioni,  nelle sue opere si percepisce in particolare la ricerca di un rapporto profondo tra donna e natura, inteso come momento di trasformazione e di metamorfosi . Racconti mitologici e corrispondenze con testi letterari, derivanti da un rapporto  privilegiato che l’artista ha con la letteratura e la poesia, fanno si che le opere di Elisa Montessori ci accompagnino in un armonico viaggio nella mente,  un camminamento mai finito nel paesaggio, un  attraversamento nella memoria del mondo e nelle emozioni.

Fino al 14 gennaio

Elisa Montessori
Ogni cosa è un’altra
Di Ilaria Gianni

A volte antiche conoscenze relegate ai margini del nostro cervello riaffiorano, ma è necessario che siano le voci opportune a risvegliarle. Quella di Elisa Montessori mi ha rammentato che secondo Plinio il Vecchio la pittura ebbe origine quando una donna tracciò il profilo dell’amato attorno all’ombra proiettata dal suo viso, facendo così la propria comparsa sotto il segno di un’assenza / presenza. Ha riportato alla mia memoria il postulato fondamentale di Lavoisier, che recita: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutti si trasforma. E poi, ancora, mi ha ricordato l’esistenza del Libro dei Mutamenti e dell’ontologia taoista di Lao-tzu e Chuang-tzu. L’ombra, la metamorfosi, il vuoto, sono tutti elementi che ricorrono nella grammatica dell’arte rapida e ritmata, passarella tra due mondi e culture, che nell’artista genera il segno e il conseguente disegno.
Entrando nel suo studio a Via della Lungara, dinnanzi ai lavori che escono da armadi, cassetti, rastrelliere, si è colpiti dalla coerenza di un lungo percorso folto e sfaccettato, a tratti interrotto dagli eventi della vita, eppure impossibile da considerare discontinuo. A partire dagli anni cinquanta, Elisa Montessori fa uso di linguaggi e tendenze stilistiche diverse, utilizzando una cifra minimale tra astrazione pura e evocazione figurativa, senza mai assoggettarsi ad una tendenza, un movimento, una moda. La sua è la storia della costruzione di un linguaggio indipendente, seduttivo, forte, generante; e al contempo un percorso di emancipazione femminile basata su una libertà creativa e politica che non ha mai creduto in una differenziazione di gender inscritta nella definizione di un immaginario e di uno stile, piuttosto nel diverso modo di osservare, relazionarsi e tradurre la visione.
La poetica di Elisa Montessori parte proprio dall’atto del guardare e rapportarsi con il mondo in quanto corpo e sguardo, rifacendosi alla prima scrittura della mano, compulsiva, libera, a tratti violenta, che porta a riprodurre non ciò che si vede dinnanzi a sé ma ciò che si conosce. Una mano che sa più dell’occhio, con una memoria che non traduce la realtà ma registra l’esperienza. Il segno, come lo sguardo, è un’incisione in costante trasformazione e quello di Elisa Montessori è un tratto cumulativo e sottrattivo, che spinge, avanza, sposta l’orizzonte sempre più lontano. Cattura le linee interne delle cose e fissa le relazioni tra di esse, da qui l’importanza delle forme stagliati contro un fondo che rappresenta l’ignoto, che danno spazio alla metamorfosi.
Il suo segno deriva dalla natura: struttura e imprimitura di ogni lavoro dell’artista. Una natura composta da respiri vitali che animano l’universo, intesa nel suo incessante divenire, nella sua costante germinazione e tradotta in gesto automatico. E’ la trasformazione del paesaggio, un paesaggio vegetale, a volte evidente, altre appena suggerito, che gioca con la linea e con i tanti modi di interromperla, dedicandosi a variazioni spontanee e impercettibili. Elisa Montessori è interessata all’imperfezione, al casuale, all’irregolarità, alle sorprese e ai rischi. Ogni sua opera cela l’imprevedibile, racchiude un segreto.
Nulla si crea, tutto si distrugge, tutto si trasforma. Ne sono un esempio i Tropismi (1975) esposti a Parma per la prima volta e poi presso lo Studio Lia Rumma a Napoli nel 1977, tre grandi lavori 149×148 cm ciascuno, composti di tanti cartoncini quadrati incollati leggermente distanziati su una base di garza. I disegni a china di trame astratte quasi reticolari lasciano il posto a una serie di aereofotogrammetrie a formare un intreccio di immagini, una morfologia naturale di terreni visti dall’alto. I Tropismi, termine preso in prestito dalla botanica, dalla psicologia e dalla musica, sviluppano una percezione visiva lenticolare, una combinazione, tra il paesaggio-ideogramma dai tipici tratti illusivi e rarefatti del disegno orientale e quello documentato meccanicamente. Lo spazio aereo permette di muoversi in un paesaggio senza punto focale, o meglio con una prospettiva sempre in un divenire relazionale. Le opere testimoniano un percorso tra vista e visione mentale, tra l’impalpabile e l’esistente.
Calligrafico eppure intriso di un bagaglio culturale proveniente dall’arte occidentale di paesaggisti come Gaspard Dughet o Hercules Pieterszoon Seghers è 14142 x 14142 = 2 square meters of art (1976), dove un segno insistente e attivo costruisce a poco a poco lo spazio occupato dal mondo vegetale. Una selva, a volte trasparente, altre fitta e minacciosa, composta dall’insieme di inchiostro su cartoncino e collage di foto, genera un’interdipendenza tra il pieno e il vuoto. Il vuoto, fondamenta dell’ontologia taoista, è inteso così anche esso proprio come segno. E’ respiro, è ritmo, è azione. Sembra ripotare alla luce l’interdipendenza tra presenza e assenza, insito nel rapporto tra il tratto e la sua ombra, riflesso proprio di quella citata nascita della pittura secondo Plinio il Vecchio.
Un dualismo evidente nella celebre opera La terra dei Masai, esposta alla Biennale di Venezia nel 1982. Una terra lontana dove l’orizzonte fatto di calda sabbia ocra, le nuvole, il riflesso del sole, costruiti da una sinfonia di segni compositivi leggeri, si distinguono su un fondale di aria pura e trasparente, descrizione del vuoto, dell’assenza, dell’ignoto, generando un paesaggio al limite tra il verosimile e l’onirico. Leggerezza, trasparenza, vuoto, sono anche alla base dei Paesaggi trasparenti (1974), piccoli fogli leggeri di plastica stropicciati e lasciati cadere a formare un’opera bidimensionale che si fa scultura. Un lavoro ripreso nei Kew Gardens (2015), in cui l’artista utilizza grandi fogli di cellofan su cui disegna, appoggiati a formare una sorta di serra. Ambigua, imprevedibile e in trasformazione, ogni cosa è un’altra. Non è solo la natura o il mito ad essere oggetto di metamorfosi, ma lo stesso processo del vedere, dell’esperire e del costruire.
Nel cammino di Elisa Montessori, che ha discretamente e indipendentemente attraversato la storia dell’arte italiana con un’inimitabile integrità e coerenza, ogni opera è un percorso sfaccettato, personale e relazionale, avviato da un gesto accennato capace di aprire una successione di eventi e pensieri. La sua poesia è un incessante lavoro di scavo, la sua mano e i suoi occhi si riempiono di esperienze fisiche e mentali, alla ricerca di un intreccio tra uomo e mondo, nella consapevolezza che l’arte sia sacra pur senza religione, ponendosi in una zona liminare che apre “una porta sul buio” (Seamus Heaney). Elisa Montessori è un’artista che vive il mondo. Lo vive e lo guarda scavandone la superficie, traducendola attraverso una gamma di tratti che ci rivelano che ciò che ci si trova dinnanzi non è univoco, che un quadro racchiude sempre una domanda, aperto alla sguardo altrui, che vedere una cosa equivale sempre a trovarne un’altra.


ELISA MONTESSORI
Ogni cosa è un’altra

Opening November 16th 2016 7 – 9 pm

The second artist to feature in Monitor’s exhibition calendar is Elisa Montessori (Genoa, 1931), who will debut at the gallery with a solo show accompanied by a critical text by Ilaria Gianni. The show aims to present a broad panorama of Montessori’s artistic research, from her earliest works in the 1970s to some of her most significant pieces from the 1980s (such as the famous La terra dei Masai presented at the 1982 Venice Biennale), up to her most recent production – fresh and strongly contemporary. With her sophisticated trait and composition, Montessori explores the influences of two spheres – the cultural fecundity of the West and the cryptic symbolism of the East. Her personal use of symbols thus brings to the surface the Avant-Garde movements whilst echoing those Eastern disciplines in which a single gesture is able to convey the totality of physical and mental experience. In accordance with her statement that “in my work I strive to subtract”, over the course of her life Montessori has continued to produce works that revolve around the concept of accumulation and subtraction. An artist of many visions, Montessori’s works communicate above all her examination of the deep relation that binds woman to nature intended as a moment of transformation, of metamorphosis. Mythological tales and parallels with literary texts derive from a privileged channel that the artist has with literature and poetry, so that Montessori’s works accompany the viewer along a harmonious journey of the mind – a never finished promenade through the landscape of the world’s memory and of emotions.  Until January 14th   Elisa Montessori (Genoa, 1931, lives and works in Rome) Selected Solo Shows: 2016 Solo Show, Monitor, Rome (upcoming); 2006 Galleria Nazionale d’Arte Moderna, “Elisa Montessori. Shangai Blues”, curated by L. Velani, catalogue edited by M. Picciau, Rome; 2001, Castello di San Giorgio, curated by B. Tosi, Rome; 2000 Galleria Il Segno, “Elisa Montessori”, texts by F. Purini, N. Fusini, Rome; 1997 Sala Rossa, Loggia-Lombardesca, “Isole-Islands”, curated by M.L. Strocchi Reggio Emilia, Ass. Cult, 8.75, “Indian Summer”, presentation by S. Parmiggiani, Ravenna; 1994 Galleria Mazzocchi, “Paesaggio da Oriente”, texts by F. Moschini, L. Cherubini, G. Iovane, C. Terenzi, F. Menna, I. Mussa, B. Tosi, C. Dardi, M. Vescovo, M. Corgnati, A. M. Sauzeau Boetti, Parma; 1993 – 1994 Studio Bocchi, “Rotoli”, presentation by A. M. Sauzeau-Boetti, Rome; 1993 Palazzo delle Esposizioni, “Omaggio a Ingeborg Bachman”, with G. Beitling, Rome; 1991 Galleria Mazzocchi, “Elisa Montessori – Viaggio d’inverno”, presentation by M. Corgnati, Rome; 1989 Villa Cuoghi, Antologica, presentation by B. Tosi; New York, Marina Urbach, “The painter’s garden”, tribute to Sylvia Plath, presentation by A. M.Sauzeau Boetti, Fiorano Modenese; 1983 Centre Culturel Français, “L’objet c’est la poétique, poèmes de Francis Ponge et dessins d’Elisa Montessori”, Rome; 1977 Naples, Studio d’Arte Lia Rumma; 1975 Galleria Seconda Scala, presentation by F. Menna, Rome; 1957 Galleria la Strozzina, presentation by P. C. Santini, Florence Selected Group Shows: 2004 “Punto uno”, curated by M. Coccia, M. De Candia, Seul, Tokyo, Osaka, Rome; 1999 “Elisa Montessori. Quando il segno diventa suono”, curated by C. Terenzi, Rome, Università La Sapienza, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea; 1993 “Trasparenza sulla via della carta”, curated by A. B. Oliva, Beijing; 1991 Istituto Italiano in Canada, Vancouver; 1989 Festival dei Due Mondi, curated by B. Mantura, Spoleto; 1988 “Gli strumenti della pittura”, curated by I. Mussa Heidelberg V Biennale Grafica Europea, Udine, Galleria Plurima; 1986 XI Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Rome “Ofelia ‘86”, curated by F. Di Castro, Istituto Italiano di Cultura, Paris; 1983 XVII Biennale d’Arte, presentation by B. Mantura, São Paulo, Brazil; “International Kunstmesse Art 5’84’’. Basel; 1982 Aperto 82/Tempo”, XL Biennale di Venezia, curated by T. Trini, Venice “Arteder-’82 – Muestra Internacional de Arte Grafica”, Bilbao.

Elisa Montessori
Each thing is another
By Ilaria Gianni

There are times when ancient knowledge buried in the depths of our mind resurfaces, but it has to be necessarily reawakened by the right voices. Elisa Montessori’s one brought back Pliny the Elder, according to whom painting originated when a woman traced the outline of her beloved around the shadow cast by his face – thus leaving its very first mark in the form of a sign that encloses both absence and presence. She also reminded me of Lavoisier’s theory that “nothing is created, nothing is destroyed, everything is transformed”, and of I Ching, the Tao ontology by Lao-Tzu and Chuang-Tzu. Shadow, transformation and emptiness all belong to the lexicon of this artist’s quick-paced work that bridges two worlds and two cultures, generating the sign and the drawing that ensues from it.
On entering Montessori’s studio in Via della Lungara where closets, drawers and shelves overflow with works, the coherence of this artist’s long, dense, multifaceted career is striking. Even with the inevitable interruptions that life has strewn across her path, her development has preserved a remarkable continuity. Since the 1950s Elisa Montessori began resorting to a range of different expressive forms and styles, in a minimal register somewhere between pure abstraction and figurative evocation, without ever falling into the wake of a particular trend, movement or fashion. Hers is the story of the generation of a personal language, an independent, seductive, strong and fertile one. It is also a personal drive towards female emancipation based on creative and political freedom, one that has never accepted gender differentiation when defining a particular repertoire or style, preferring to recognise it as a different way of observing, interacting and interpreting a given vision.
Elisa Montessori’s artistic expression in fact begins from the action of watching and relating to the world as body and gaze, inspired by the compulsivity, freedom, even violence, of the primordial hand gesture that reproduces not what it sees but what it knows. It is a hand that knows more than the eye, endowed with a memory that records experience, not reality. Just like the gaze, the sign is an ever-changing incision and Elisa Montessori’s is a cumulative and subtractive mark that advances, pushing the boundaries of the horizon further and beyond. She captures the interior outlines of things and their interrelations, hence the importance of her shapes silhouetted against a background that represents the unknown, throwing open the door to metamorphosis.
Nature is the source, structure and imprimatur of all of Elisa Montessori’s work, a nature made of vital breaths that animate the universe, understood in its state of incessant becoming, in its constant germination, which is translated into an automatic movement. This culminates in the transformation of landscape, obvious at times, at others barely hinted at, that plays with the line and with the many ways in which it can be broken, devoting itself to spontaneous and imperceptible variations. Elisa Montessori is attracted to imperfection, to coincidence, to irregularity, to surprises and risks. Each of her works hides the unpredictable, encloses a secret.
Nothing is created, nothing is destroyed, everything is transformed. An example of this are Montessori’s Tropismi (1975), first exhibited in Parma and then at the Studio Lia Rumma in Naples in 1977 – three large-scale works measuring 149×148 cm each, made up of many cardboard squares arranged slightly distanced over a backdrop made of gauze. The abstract, reticular ink drawings give way to a series of aero-photogrammetries that compose a bind of images, a natural terrain morphology seen from above. In her Tropismi – a term derived from botany, psychology and music – Montessori develops a lenticular visual perception, a combination of the landscape-logogram (with the typical illusionary and rarefied features of Oriental drawings) and a mechanically documented scene. The aerial space confers on the viewer the faculty of moving within a landscape in which no single focal point exists, where the perspective is in constant evolution in relation to the standpoint. These works document a path between mental vision and vista, between the impalpable and the existent.
Although strongly calligraphic, 14142 x 14142 = 2 square meters of art (1976) is steeped in the artistic legacy of landscape painters such as Gaspard Dughet or Hercules Pieterszoon Seghers. In this work an insistently active sign gradually builds up the space occupied by plant life. A thicket – transparent in places, threateningly dense in others – is rendered in the combination of ink on cardboard and a collage of photographs, generating interdependence between empty and full planes. Among the cornerstones of Tao ontology, the void is considered a sign in its own right – breath, rhythm, action in itself. This work appears to underline the interdependence between presence and absence, an echo of Pliny the Elder’s theory on the birth of painting.
A clear dualism which is evident in the well-known work La terra dei Masai, first shown at the 1982 edition of the Venice Biennale. A distant land where warm ochre sand, clouds and the reflection of the Sun outline the horizon, constructed in a symphony of light compositional touches that stand out against a background of pure air – a transparent expression of void, of absence, of the unknown – evoke a landscape that is both realistic and dream-like. Lightness, transparency and the void are also strong elements of Paesaggi trasparenti (1974), in which thin little plastic sheets are crunched up and left to fall into a two-dimensional sculpture pieces. The same idea was used by Montessori for Kew Gardens (2015), in which she drew on large cellophane sheets that were then arranged in a greenhouse-like structure. Ambiguous, unpredictable and in transformation, each thing is another… Besides nature and myth, it is the very process of observing, experimenting and constructing a work that is subjected to metamorphosis.
Elisa Montessori has discreetly walked her own path through the course of Italian art history with admirable integrity and coherence. Each of her works is a multifaceted, personal and relational itinerary that begins with a hint of a gesture which is able to unleash a series of events and thoughts. Her poetic is a relentless excavation, her hands and eyes brimming with physical and mental experiences in search of a connection between mankind and the world, highlighting the consciousness that art is sacred regardless of religion, occupying a frontier zone that opens a “Door into the Dark” (Seamus Heaney). Elisa Montessori is an artist who lives in the world around her, observing it, carving at its surface, translating it into a spectrum of signs that tell us there is never just one interpretation of what lies before us. And that a picture always poses a question, that it is open to the gaze of other, that seeing one thing always means finding another.