Franco Guerzoni

Franco Guerzoni
Per un buon uso delle rovine

A cura di Davide Ferri

Opening MONITOR
14 settembre ore 19-21

13 settembre | 19.00
MERCATO CENTRALE ROMA | Via Giolitti, 36
TALK – Franco Guerzoni, Davide Ferri, Ermanno Cavazzoni, Nicolas Ballario in conversazione

Per un buon uso delle rovine, la prima personale di Franco Guerzoni da Monitor, si inscrive in un arco temporale molto ampio, e prova a stabilire un dialogo tra presente e passato, come se momenti diversi della ricerca di Guerzoni potessero illuminarsi a vicenda.

In questo periodo si colloca infatti uno snodo (per usare un’espressione dell’artista) segnato dall’abbandono della fotografia e dall’approdo alla pittura, il medium che, da più di tre decenni, accompagna il suo percorso.
Gli anni di questo passaggio, a cavallo tra i decenni Settanta e Ottanta e successivi a quelli della collaborazione con l’amico Luigi Ghirri (in cui le fotografie di Ghirri venivano usate dall’artista come base materiale per innesti di frammenti e materiali eterogenei che sembravano provenire dalle stesse immagini indagate) sono fondamentali per comprendere alcuni aspetti della poetica di Guerzoni oggi: l’attaccamento al tema della rovina, intesa come monumento di un tempo muto e immisurabile che per Guerzoni può idealmente appartenere alla classicità ma anche ad un passato vicino, autobiografico (fatto di incontri con i resti di case e archeologie recenti); una pratica che si articola su una serie di gesti e azioni semplici – grattare, trovare, scavare, stampare, sottrarre, aggiungere, asciugare, sabbiare, strappare – che talvolta escludono l’uso del pennello e invitano l’artista a occupare una posizione apparentemente indefinita, sempre tenuta in scacco dall’immagine e subordinata alle sollecitazioni che provengono da essa.

Così se Statue come pietre, pietre come libri sono disegni, dai tratti essenziali e sottili, di statue e siti immaginari che sembrano svilupparsi a partire da alcuni cocci, veri o contraffatti, posati sulla superficie, Spie sono lavori in cui nelle crepe di una lastra di gesso affiorano visi, o anche soltanto occhi, stampati in polvere di carbone, tratti da pitture antiche.
Nelle Carte da viaggio, invece, realizzate tra anni Settanta e Ottanta, i movimenti del colore nascono negli interstizi e nelle pieghe materiali della carta che diventa spesso supporto e si tende, si lacera e si stropiccia.
I dipinti recenti, infine, si impongono per la loro presenza materiale e si presentano come
“quasi monocromi”, superfici dove da un tono generale emergono, dagli strati sottostanti, ferite, lacerazioni, bagliori.
Si tratta, in tutti i casi, di strappi d’affresco, una tecnica utilizzata dall’artista dagli anni Ottanta che racchiude i due momenti fondamentali della sua pittura: una di costruzione, basata su un lungo processo di formazione del supporto; e un percorso a ritroso (di falso restauro) nella memoria e nella storia materiale del dipinto, di decostruzione e sottrazione, una specie di archeologia intima e contraffatta, dove il riemergere inaspettato di un frammento, in forma di coccio, mosaico, lacerto (di colore o materiale) può diventare il fulcro energetico di tutto il dipinto.

Accompagnerà la mostra, inoltre, Oeuvre, appunti per un manuale di pittura, un piccolo volume scritto da Franco Guerzoni con prefazione firmata da Davide Ferri, edito da Skira, che sarà presentato il 13 settembre in occasione del talk presso il Mercato Centrale. Il libro non desidera essere un catalogo, quanto piuttosto una memoria, dedicata alla materialità del fare, che accompagna con riflessioni e pensieri la realizzazione dei dipinti esposti. Il tentativo è anche quello di riallacciare il lavoro presente a quello dei primi anni ’80, anni nei quali l’autore abbandona il mezzo fotografico come supporto delle sue ricerche a favore di altri orizzonti.

Fino al 4 novembre


ENGLISH VERSION

Franco Guerzoni’s first solo show at Monitor, For a good use of ruins, covers a long stretch of the artist’s practice, as it aims to establish a dialogue between the present and the past, so that various moments from Guerzoni’s research could shine a light on each other.

The period explored in the show is marked by a ‘snodo’ or ‘junction’ (to use the artist’s term) whereupon Guerzoni gradually abandoned photography to turn to painting, a medium which he has continued to use over the past three decades.

These years of transition, between the 1970s and 1980s and later following the collaboration with his friend Luigi Ghirri (where Ghirri’s photographic prints were used by the artist as a support upon which he then applied fragments of assorted materials that appeared to belong to the very images which were being scrutinised), are fundamental to grasp certain underlying themes of Guerzoni’s oeuvre today: his attachment to ruins, intended as a monument to a mute and immeasurable time which for the artist could ideally belong to antiquity but also to a closer, autobiographical past made up of ruins of homes and recent archaeologies. Guerzoni’s practice consists of a series of gestures and simple actions – scratching, finding, digging, printing, subtracting, adding, drying, sanding, and ripping – which often preclude the use of a paintbrush, inviting instead the artist to inhabit a seemingly undefined position, always held in check by an image and subordinated by its provocations.

Just as Statues as stones, stones as books are delicate and minimalist drawings of statues and imaginary sites which appear to develop from potsherd, real or forged, placed on their surface, Spies is a series of works in which faces, or even only eyes, blossom in between the cracks of a slab of plaster, traced in charcoal and inspired by ancient paintings.

In his Travel Maps, realised in between the 1970s and 1980s, the movements of colour emerge from the cracks and folds of paper which often acts as a support as it strains, rips and creases.

Finally, Guerzoni’s recent paintings are imposing for their material presence and are ‘almost monochromes,’ surfaces where wounds, lacerations and rays emerge from underlying layers onto a monochrome surface. Each work is an instance of a ripped frescoes, a technique developed by the artist in the 1980s which brings together two key moments in his paintings: a construction, based on a site, as a process for the formation of a support; and a reluctant walk (of a fake restauration) in the memory and the material history of the painting, of deconstruction, subtraction, a kind of intimate and forged archaeology, where a re-emergence of an unexpected fragment in the shape of clay, mosaics or shred (of colour or material) can become the focal point of the whole painting.

To coincide with the show, the gallery will present the publication Oeuvre, written in first person by Guerzoni as a kind of extended personal vocabulary which portrays his practice and his studio as a theatre of movements and of events of execution.

Until November 4th

Selected solo shows: 2017 Per un buon uso delle rovine curated by Davide Ferri, MONITOR, Rome, IT; Solo Show, Colonna Resort, Labico, Roma; Oltreprima, Fondazione del Monte, Bologna; 2015 Fueros, Galleria Civica di Modena, Modena, IT; 2014 Archeologie senza restauro, MAMbo, Bologna; Nessun luogo, da nessuna parte. Viaggi randagi con Luigi Ghirri, curato da Davide Ferri, Impluvium, Triennale di Milano, Milano, IT; 2013 La parete dimenticata, Palazzo Pitti, Firenze, IT; 2012 Museo ideale, curato da Marco Tagliafierro, Galleria Nicoletta Rusconi, Milano, IT; 2006 Dieci opere di Franco Guerzoni, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino, IT; 2003 Franco Guerzoni, Galerie Carzaniga + Uecker, Basel CH; 1999 Orienti, Palazzo Massari, Ferrara; 1996 Franco Guerzoni, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Trento, IT; 1990 XLIV Biennale di Venezia Padiglione Italiano; 1984 Grotta in casa, Studio G7, Bologna, IT; 1976 Dentro l’immagine Galleria Palazzoli, Milan, IT; 1973 Archeologia, Studio G7, Bologna, IT.
Selected group show: 2017 Intuition, curated by Daniela Ferretti e Axel Vervoordt, Palazzo Fortuny, Venice; 2016 Corale, curato da Monitor Gallery, Frigoriferi Milanesi, Milano, IT; 2011 L’arte non è Cosa Nostra, Padiglione Italia 54 Biennale di Venezia, IT; 2009 L’oro Nero, MarcoRossi artecontemporanea, Milano, IT; 1998 Arte Italiana, ultimi quarant’anni: pittura aniconica, GAM, Bologna, IT;1992 Cadencias: figuras de l’arte italiano de los años cuarenta, Museo de Arte Contemporaneo, Caracas (Venezuela); 1990 Quattro generazioni di artisti italiani, Centre Albert Borchette, Bruxelles (Belgium); 1987 Frankfurter Kunstverein, Frankfurt (Germany); Livres d’art et d’artistes, Centre George Pompidou, Paris (France); 1978 VI Biennale Internazionale della Grafica d’Arte, Palazzo Strozzi, Florence IT; 1975 Aspetti dell’evoluzione artistica nel XX secolo, Galleria Civica, Modena.