THOMAS BRAIDA | OPENWORK, a focus on Paintings | SENzA BAGNO, PESCARA

April 23, 2019

OPENWORK, a focus on Paintings
A project by Simone Camerlengo e Francesco Alberico

– Thomas Braida / Lisa Andreani –

SENZA BAGNO – Via Silvio Spaventa, 26 – Pescara
orari di apertura: 10-13 / 15-19

Come sono solita fare recupero e modico stralci di parole altrui per unire in un discorso unico l’interpretazione del lavoro dell’artista che andrò a seguire nei prossimi giorni e quelle che vorrei potessero essere alcune delle tematiche da affrontare.

“No, Braida non era pazzo, ma le sue pitture erano pece greca, bombe atomiche, la cui angolazione, confrontata con tutte le altre pitture che imperversavano in quell’epoca, sarebbe stata capace di turbare gravemente il conformismo larvale.”

Braida non è un artista alla moda per quanto al contrario possa sembrare. La sua attenzione al figurativo è un incesto con la realtà, la più quotidiana, la più personale e la più collettiva. Braida è per tutti sicuramente uno sporcaccione ignobile, ma il suo immaginario in salsa verde non è solo una rappresentazione, è un’immagine motrice. Il nostro pittore mi ricorda fortemente uno stregone, una figura sicuramente in grado di cogliere il valore del codice. I suoi lavori appaiono come teoremi visuali in cui il legante, il colore dai tratti fosforescenti alle tinte più cupe, funge da elemento che crea contiguità tra diversi scenari. La sua invenzione è il delitto, preparato no in fondo, occasione per poter liberare al meglio il gusto verso il passato di un significato di citazione. Egli infatti non cita, il suo è un approccio meta-linguistico rigurgitato, masticato, e nella sua digestione ecco la catarsi.

Mi chiedo (e questo punto glielo chiederò anche se so che non parla tanto) se Braida esiti ogni tanto prima di cogliere la strada del suo dipingere. La mia ricerca coglie spesso letture semiotiche degli oggetti che ha attorno. Il segno per validare una nuova teoria della significazione. In fin dei conti Simone e Francesco ci hanno invitati anche per parlare di pittura e non solo per portarla a termine. Mi incuriosiscono i problemi di indagine linguistica, mi incuriosisce il fatto che quando scelsi che il mio miglior modo per parlare era scrivere ho rifiutato molto altro. Eppure in tutti i diversi mezzi che ci appartengono, e in questi stili in particolare (il mio e il suo, barocchi entrambi) la narrazione non viene mai a mancare.

Fino a non molto fa, la figura del pittore è sembrata essere quello che Artaud definì il suicidato della società. I quadri di Van Gogh erano visioni della natura e del paesaggio quali essi sono, semplici e crude. Spighe su spighe, corvi neri in arrivo, campi di grano e una piccola semina di papaveri. Noi avevamo invece internet come condimento, un altro tipo di immagine, di picture.

Oggi si è fortemente riconvalidata la presenza e l’esistenza nel linguaggio artistico della pittura, tanto che ad oggi sembra essere istituzionalmente e non ritornata un po’ ovunque. Poiché saremo in compagnia di un artista che con le sue immagini ci propone ormai da un po’ di tempo una certa sensazione strozzata di occulto, fantomatica e spiritosa, vorrei che avessimo l’occasione di denudare soluzioni epidermiche, di sbottonare la camicia dei supporti e nuovi soggetti. A volte mi sembra che la contesa sia quella tra una estrema joie de vivre, belve selvagge dai soggetti pop contemporanei (non più la bella Marylin ma l’influencer Chiara Ferragni, non più la Coca Cola ma una bevanda all’aloe vera), e un espressionismo in cui El Greco sia il sommo originale assente. Siamo ancora davanti a due paradigmi antitetici, ai quali non è detto dobbiamo soccombere.

Tornando all’artista.

“Nessuno ha mai scritto o dipinto, scolpito o modellato, costruito, inventato, se non, di fatto, per uscire dall’inferno. E preferisco, per uscire dall’inferno, le scene di questo convulsionario tranquillo che è Braida. Ma come far capire a uno scienziato che qualcosa è stato definitivamente sconvolto nel calcolo dieffrenziale, nella teoria dei quanti, dal rosa corallo o dalla piccola insurrezione di un verde acceso?”

testo a cura di Lisa Andreani