Emotional Community

Teresa Macrì – Emotional Community
Francesco Arena, Jeremy Deller, Gabriele De Santis, Gülsün Karamustafa, Mike Kelley, Garrett Phelan, Alejandro Vidal, Akram Zaatari and The Joy Division

Opening June 24th 2009, 7.00-9.00 p.m.

(Italian text below)

Above all an empathic flux, emotional community covers both a mental and physical sphere of shared impulses, obsessions, desires, anguish. It is a place of intensity, a symbolic chart; it is an overshadowing presence, a global agora, a diagonal feedback, ideology, hedonism, it is territorial, dematerialised, utopian, fetishist, political, enigmatic, ludic, situational, rule-breaking, conventional. Emotional community progresses along a binary logic that is both forward thinking and slovenly. It can both deconstruct global stereotypes and slip into consumer trends. It works its way into the skin and cells of its subjects, advancing like magma. It lies dormant, like a rhizome.

Jeremy Deller’s The Battle of Orgreave underscores the notion of situational identity, by which society and individuals constitute and construct multiple social identities depending on their historical, social or relational context. Deller has chosen to explore the English working class as a community that is standing up for its rights.

From situational identity to politics, Francesco Arena has taken a series of objects picked up here and there – a chair, a cupboard, a broom, a pair of trousers, a door – and cut them at precisely 92 centimetres from ground level in what could be termed a kind of decapitation at the same height of the railing over which the anarchist Pinelli fell to his death on December 15th 1969.

In his work Alejandro Vidal explores the relation between security measures and the culture of fear.The video Tactical Disorder documents a student demonstration as the screen is gradually clouded over by tear gas.

Gabriele De Santis delves into Italy’s rave culture, shifting from north to south, from one abandoned space to the next, revealing the mysterious, rule-breaking and contradictory aspects of this community that dissolve into a common aesthetic quest made up of signals, norms, precepts, rules that must be obeyed and singular behavioural codes.

Time as it Was,/ Time in color by Gülsün Karamustafa sheds light on the changes taking place in contemporary Turkey. From a series of magnificent photographs published on a leading Turkish daily in the 1970s the artist reflects on how colour has entered the everyday lives of Turks through television and the media.

Fifteen years ago, when Mike Kelley bought the house he currently lives in from a South American family, he discovered old photographs they had taken as they went about their daily business. Light (Time) Space Modulator is on display at Emotional Community in its third edition, as a juxtaposition of past and present as well as the union of two cultures.

The family community theme underscores also the work of filmmaker Akram Zaatari. In Video in 5 movements we see photographer Hashem el Madani in Egypt and the Lebanon whilst on holiday with family and friends in the 1960s and 1970s.

At what point will common sense prevail, by Garrett Phelan, investigates a subjective and personal assimilation of information together with the ways in which society creates its values and notions of common sense. In his multi-faceted approach to this complex subject matter, Phelan dwells on a variety of disciplines including psychology, politics, ethics and philosophy.

Possibly the most representative of the contemporary concept of collectivism, however, are the widespread and diverse forms of “imagined communities”, based on the construction of a cultural and/or political reality that is frequently utopian. These ideological, cognitive, territorial or diasporic communities tend to upset the global political and financial equilibrium through total awareness of the self and unconventional thought. As a symbol of this ultra-generational, collectivisation process, the show is opened by the music of Joy Division.

The exhibition will coincide with the launching of THINK, a new independent zine by Teresa Macrì with the pilot issue devoted to the concept of community.

Until July 25th 2009


Teresa Macrì – Emotional Community
Francesco Arena, Jeremy Deller, Gabriele De Santis, Gülsün Karamustafa, Mike Kelley, Garrett Phelan, Alejandro Vidal, Akram Zaatari and The Joy Division

Opening 24 Giugno 2009 ore 19.00/21.00

La comunità emotiva è soprattutto un flusso empatico che si espande in un territorio mentale e fisico e che condivide impulsi e ossessioni, desideri e asfissie. E’ un luogo d’intensità. E’ una mappa di significanza. Una zona d’ombra o/e una agorà globale. E’ un feedback diagonale. E’ ideologica e edonistica, territoriale e smaterializzata, utopica e feticistica, politica e enigmatica, ludica e situazionista, trasgressiva o convenzionale. La comunità emotiva ha una logica del senso binaria: progettuale o inoperosa. Decostruisce gli stereotipi globali o si appiattisce nei trend consumistici. Agisce sottopelle infiltrandosi nelle molecole del soggetto e poi avanza come un magma. Non fa il punto ma fa rizoma.

The Battle of Orgreave di Jeremy Deller riconduce il discorso alla nozione di “identità situazionale”, secondo la quale, in base alla congiunture storiche, sociali e relazionali, le collettività e gli individui costituiscono e costruiscono molteplici identità sociali. Deller ha centrato la sua indagine sulla working class inglese che si impone come community rivendicativa.Dalla identità situazionale a quella politica: Francesco Arena ha raccolto degli oggetti in giro: una sedia, un armadio, una scopa, un paio di pantaloni, l’anta di una porta, tagliandoli a 92 centimetri dal suolo, una specie di decapitazione o meglio di livellamento degli oggetti alla stessa altezza della ringhiera da cui l’anarchico Pinelli precipitò nel 15 dicembre del ’69.

Il lavoro di Alejandro Vidal analizza la relazione tra misure di sicurezza e la cultura della paura: nel video Tactical Disorder è ripresa una manifestazione studentesca mentre gas lacrimogeni invadono l’inquadratura.

Gabriele De Santis indaga invece le dinamiche del popolo dei raduni rave che da nord a sud attraversano gli spazi dismessi dell’Italia scoprendo che ciò che di misterioso, trasgressivo e contraddittorio si può trovare nella comunità rave si stempera nella ricerca comune di un’estetica, di messaggi fatti di norme e precetti, di regole da rispettare e codici di comportamento.

Time as it Was,/ Time in color di Gülsün Karamustafa interpreta la Turchia contemporanea ed i suoi cambiamenti: attraverso una serie di splendide stampe pubblicate negli anni ’70 su un importante quotidiano turco l’artista riflette sull’introduzione del colore nelle vita quotidiana attraverso la televisione e i media.

Quindici anni fa, quando Mike Kelley acquistò la sua attuale casa da una famiglia sudamericana, vi trovò delle vecchie fotografie che immortalavano i precedenti proprietari in scene di vita quotidiana: Light (Time) Space Modulator è esposto in Emotional Community nella sua terza serie, come una giustapposizione di passato e presente nell’unione di due culture.

La comunità familiare è presente anche nel lavoro del film maker Akram Zaatari. Video in 5 movements ritrae infatti il fotografo Hashem el Madani in Egitto e in Libano in vacanza con familiari e amici negli anni ’60 e ’70.

At what point will common sense prevail di Garrett Phelan esplora l’assimilazione di una informazione in maniera personale e soggettiva e i modi in cui le società creano i loro valori e nozioni di “senso comune”. Phelan approccia questi soggetti complessi, toccando differenti discipline come psicologia, politica, etica e filosofia.

Ciò che più identifica il concetto contemporaneo di collettivizzazione sono quelle forme diffuse e molteplici di “comunità immaginate”: quelle legate alla costruzione di immaginario sia esso culturale o/e politico e spesso intrecciate all’utopia. Dunque le comunità ideologiche e cognitive, territoriali e diasporiche, che tendono a ribaltare le geometrie politiche ed economiche globali attraverso la coscienza totale di Sé e l’anticonvenzionalismo del pensiero: le note dei Joy Division aprono lo show, a simbolo di un processo di collettivizzazione ultra generazionale.

In occasione della mostra sarà lanciata THINK, una nuova zine indipendente ideata e curata da Teresa Macrì, il cui numero pilota è dedicato al concetto di community.

Fino al 25 Luglio 2009