PETER LINDE BUSK

Peter Linde Busk
Gentlemen
Opening 14 febbraio
Brunch in galleria dalle 11 alle 14
La galleria sarà aperta fino alle 16

Monitor è lieta di presentare la seconda mostra personale dell’artista danese Peter Linde Busk, che nel corso del 2014 è stato incluso nel catalogo ‘100 Painters of Tomorrow’ di Kurt Beers, pubblicato da Thames and Hudson (2014).
Con il titolo sottilmente ironico di Gentlemen, la mostra mette insieme diverse componenti della pratica artistica di Busk, includendo nuovi dipinti su lino in larga scala, ceramiche, litografie e acqueforti.
Le nuove ceramiche di Busk sono presentate in piedi su blocchi da macellaio. Smaltate di bianco, queste forme distorte, contorte e dissestate appaiono piuttosto come versioni danneggiate del soggetto ritratto. In questo senso esse potrebbero essere intese come segnate dalla vita; un motivo portato avanti anche attraverso i blocchi usati come plinti, la cui superficie non può completamente essere liberata dalla violenza che vi è stata messa in scena in passato. Questa allusione ad una ferita passata è messa in rilievo in maniera ancora più nitida solo quando appare evidente che ai blocchi stessi sono stati aggiunte protesi come se fossero le estensioni delle gambe. Simili a zoccoli, queste estensioni conferiscono ai blocchi una qualità animalesca, pur conservando il loro retaggio di grande dolore.

L’pparenza brutale delle ceramiche di Busk è in tema con il processo di battitura, modellazione e cottura con cui esse sono state create. L’artista sottopone alla nostra attenzione cimeli afflitti e visibilmente in agonia, che sono – letteralmente e metaforicamente stati all’inferno e tornati. In questo senso, la sua serie di quattro rilievi a forma di testa, allestiti su una base ovale decorata, diventano macabri trofei.
Un proverbio assiro che Busk aveva in mente durante il processo di produzione getta maggiore luce sulle opere. Il proverbio recita ‘Paura della capra dal fronte, del cavallo da dietro, dell’uomo da tutti i lati.’ Mentre il proverbio si legge in un certo senso come un avvertimento, le opere in mostra forniscono la prova del perché tale cautela dovrebbe essere verbalizzata.

La sua nuova serie di dipinti vuole offrire uno sguardo su come potrebbe apparire il mondo, se fosse ignaro di tanta prudenza. Busk, tradizionalmente, ha sempre preso in prestito elementi dal teatro, quali la fallacia patetica: l’intenso modello utilizzato come atmosfera del lavoro comunica gli stati psicologici. In questo caso in particolare le figure sono contenute e isolate all’interno di un mondo di immagini sinuose.
Ogni dipinto di questa nuova serie rappresenta la relazione tra uomo e donna. Nel ‘Paradiso perduto’ di Milton, Adamo segue Eva nel peccato perché sono legati gli uni agli altri per tutta la vita dalla carne. Allo stesso modo le figure di Busk sono messe in co – dipendenza mediante corpi esili e distorti in posture struggenti la cui co-dipendenza intrecciata sembra suggerire una sorta di fatalismo.
La resa dei dipinti in sottili bagni di strati traslucidi conferisce una sensazione di già ‘assorbito’ che ricorda delle illustrazioni sbiadite o degli affreschi. Come per le ceramiche , vi è la sensazione che quello che stiamo vedendo qui non è l’originale, ma una versione della raffigurazione che è svanita nel tempo, o che ha letteralmente perso qualcosa per diventare un’impressione degradata di un sé, che un tempo era più brillante. Non sorprende quindi che l’arbitro di questa spirale verso il basso, sia stato indirizzato verso l’uso di un’immagine come la cornice rossa e ‘serpentosa’ che le circonda.
Una grande xilografia, intitolata You Must Lead the Dance With Me, the Letter of Indulgence Does Not Help You, ritrae un pifferaio magico. Diviene evidente attraverso questa opera, che ciò che viene mostrato attraverso le opere è un grido lontano dei gentiluomini che potrebbero essere stati una volta. Questi sono gli esseri lesi che ritornano sul palco come se fossero stati convocati. Un grande ceramica a forma di tempio simile ad una campana, suggerisce che questa lesione potrebbe tradire radici più sinistre, rispetto alle quali l’ironia del titolo della mostra ‘Gentlemen’ fa sembra tutto ancora più amaro.

Fino al 21 marzo


Peter Linde Busk
Gentlemen
Opening February 14th

Brunch at the gallery
11 AM – 2 PM
The gallery will be open until 4 PM

Monitor is delighted to announce the opening of its second solo show devoted to the work of Peter Linde Busk, who just last year was included in the 100 Painters of Tomorrow catalogue of artists selected by Kurt Beers and published by Thames and Hudson. With the somewhat ironic title Gentlemen, the show orchestrates several components of Busk’s practice to include new large-scale paintings on linen, ceramics, lithographs and etchings.
Busk’s new ceramics are presented standing on butcher’s blocks.  Glazed white, these distorted, twisted and pocked forms appear more like haunted versions of figuration than the thing itself. There is the sense that they might be battle-scarred; a motif carried through to the butcher’s blocks-cum-plinths whose surfaces can never be fully rid of the violence formerly staged there. An allusion to past injury that is only brought into sharper relief when noting that the blocks themselves have been adapted with prosthesis-like leg extensions. Reminiscent also of hooves also, these extensions lend the blocks a bestial quality, albeit one that has endured considerable pain.
The brutalised appearance of Busk’s ceramics thematise the process of beating, moulding and firing by which they are made. He presents us with mournful and visibly agonized relics that have both literally and metaphorically been to hell and back. In this sense, his series of four head-like reliefs, displayed here upon decorated oval grounds, become achingly macabre trophies.
An Assyrian proverb Busk had in mind during the completion process sheds greater light on the works. ‘Fear the Goat from the Front, the Horse from the Rear, and the Man from All Sides’. Although the proverb reads somewhat like a warning (one gleaned from the kind of wisdom that only experience can bring), the works in the show provide the evidence as to why such caution might be uttered.
To wit, his new series of paintings offer a glimpse into how a world oblivious to such prudence might look. Busk has traditionally borrowed elements from the theatre such as pathetic fallacy: intense atmospheric patterning conveys psychological states and here the figures are contained and isolated within a world of sinuous imagery.  Each painting in this new series depicts the relationship: between man and woman. Just like Adam and Eve In Milton’s Paradise Lost Adam follows Eve are led into sin because they are bound to one another for life by flesh. Busk’s figures are brought into co-dependency via urchin-like bodies and yearning postures whose intertwining co-dependencypoint towards a form of fatalism. The rendering in thin washes of translucent layers lends the paintings an already ‘absorbed’ feel somewhat reminiscent of faded illustrations or frescos. As with the ceramics, there is the sense that what we are seeing here is not original, but rather a version of the figures that has faded over time, or that has literally lost something to become a degraded impression of a once brighter self. It is unsurprising therefore that the arbitrator of this downward spiral is clued into using imagery such as a serpent – like red frame that surrounds them.
Titled You Must Lead the Dance With Me, the Letter of Indulgence Does Not Help You, large woodcut portrays a pied piper.  It becomes clear that what is being paraded across the works is a far cry from the gentlemen they may have once been. These are damaged beings returning to the stage as if having been called up. A large ceramic in the shape of a temple-like bell suggests that this damage might betray more sinister roots, against which, the irony of titling the show ‘Gentlemen’ seems all the more acerbic.

Until March 21st

Peter Linde Busk

Peter Linde Busk (Copenhagen, Denmark, 1973, lives and works in Berlin). Selected solo shows: 2015 Gentlemen, Monitor, Rome; 2013 Point D’Appui, Josh Lilley Gallery, London; The Carollers of Kolbijk, Galerie Bo Bjerggaard, Copenhagen; The Staging Area, Holstebro Kunstmuseum, Holstebro 2012 No Pasaran , Monitor, Rome 2011: “Liste”, Basel, Rob Tufnell gallery; “Currahee”, Rob Tufnell at Sutton Lane 1, London; 2010 “Bold as a lunatic troupe of demons in drunken parade”, Christina Wilson Gallery, Copenhagen; 2007: “Peter Linde Busk”, Ancient and Modern, London; 2006: “Come at the king, you best not miss”, Christina Wilson Gallery, Copenhagen.
Selected group shows: 2014 New Hells, Derek Eller, NY; 2013 Post Post Anxiety, International Art Objects Galleries, Los Angeles; Le Ragioni della Pittura. Esiti e prospettive di un medium, Palazzo De Sanctis, Castelbasso, (Teramo), Italy; Chicken or Beef?, The Hole, New York; La Figurazione Inevitabile,Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (Italy) 2012 Murder Ink, Der Grieche, Berlin; Unknown Paintings, Emil Holmer, Anders Kjellesvik, Peter Linde Busk, Christof Mascher and Aaron Spangler, Gallerie Michael Janssen, Berlin 2011 Berlin Voyage to the beautiful self, Grafikernes Hus, Copenhagen Glaskunst – fra Per Hebsgaards værksted, Kastrupgårdsamlingen, Copenhagen Air De Paris, Gallery Christina Wilson, Copenhagen Stories Being Told, BolteLang gallery, Zurich2 010: “Newspeak: British Art Now”, Saatchi Gallery, London; “The Long Dark”, curated by M. Cotton, Kettle’s Yard, Cambridge; 2009: “Studio Voltaire presents”, curated by S. Mccrory, Boltelang Gallery, Zurich.