SENZA FIGURA

A cura di Nicola Samorì
Artisti: Pierpaolo Campanini, Chiara Lecca, Enrico Minguzzi, Mattia Moreni, Nicola Samorì
Opening 02.10.2021 ore 12 – 17
Fino al 14 novembre

 

Senza Figura 
Le nature morte introducono i soggetti prescelti per la mostra allestita nella sede Monitor di Pereto, Senza Figura, in cui Samorì ricopre la doppia veste di pittore e di curatore, invitando artisti a lui vicini per ricerca, dialogo e condivisione di esperienze.

Chiara Lecca (Modigliana, 1977), Enrico Minguzzi (Cotignola, 1981), Pierpaolo Campanini (Cento, 1964) e Mattia Moreni (Pavia 1920 – Brisighella 1999) prendono di petto la natura, mettendosi di fronte a essa in un confronto tutt’altro che pacificato e fluido, interessati piuttosto alla sua ambiguità, alle sue implicazioni semantiche, alle distorsioni delle forme che si compiono in bilico tra contemplazione e colluttazione. Senza Figura è anche una auto-censura, una raccolta di dipinti e sculture che escludono la presenza del corpo, la tematica più ricorrente nell’opera di Nicola Samorì.

La via dell’in-naturale è aperta in mostra, cronologicamente, da un dipinto di Mattia Moreni del 1970, L’agonia dell’anguria allunata su pelliccia, una delle sue celebri non-angurie dove il corpo del frutto è sfregiato da una spaccatura, evocazione di quel sesso femminile che diverrà poi assoluto protagonista nelle sue rappresentazioni immediatamente successive.
Questa ambiguità semantica attraversa tutte le opere in mostra, dove il rapporto col naturale non è mai didascalico. In Pierpaolo Campanini il confronto quotidiano e ostinato con un brandello di natura sfocia in una sorta di trasfigurazione del fogliame, bruciato da bagliori che nella pittura di Enrico Minguzzi diventano resine fluorescenti che accolgono una natura in forma di pura espulsione mentale, privata di ogni sostegno alla gruccia del realismo. In Chiara Lecca la presenza del frammento animale sconfina otticamente in altri regni: le bolle alabastrine che si gonfiano come le angurie di Moreni sono in realtà vesciche animali, così come i fiori recisi sono orecchie di coniglio tassidermizzate. Fiori falsi, come quelli ritratti da Samorì nell’olio su Breccia di Vendôme secondo natura, poiché non sono stati dipinti, bensì come “trovati” sulla pietra e costretti a prendere forma attraverso l’assedio del colore che ne minaccia i perimetri rivelandoli al contempo.

 Si sa come la natura si piega trasformandosi nello svolgimento delle necessità. Mattia Moreni


ENG

Artists: Pierpaolo Campanini, Chiara Lecca, Enrico Minguzzi, Mattia Moreni, and Nicola Samorì
Opening 02.10.2021, 12 – 5pm
Until 14 November

 

Figureless 
The still lifes introduce the main subject of the Pereto show, Figureless, in which Samorì is both painter and curator, inviting artists close to him in terms of his practice, dialogue and shared experiences.
Chiara Lecca (b. 1977, Modigliana), Enrico Minguzzi (b. 1981, Cotignola), Pierpaolo Campanini (b. 1964, Cento) and Mattia Moreni (b 1920, Pavia – d. 1999, Brisighella) take nature head on, confronting it in a less than peaceful and fluid way. Rather, they are interested in its ambiguity, in its semantic implications, and in its distorted forms which take shape on the precipice between contemplation and struggle. Figure-less is also a kind of self-censorship: a collection of paintings and sculptures which exclude the body, the recurring theme par excellence in Samorì’s work.

The path to unnaturalness unfolds chronologically in the show, beginning with a 1971 painting by Mattia Moreni, L’agonia dell’anguria allunata su pelliccia (The agony of a sliced watermelon on fur), one of his celebrated non-watermelons where the body of the fruit is scarred by a rupture evocative of the female sex, which will go on to become the main protagonist in his successive works.

This semantic ambiguity cuts across all the works in the show, the relationship with the natural never didactic. In Pierpaolo Campanini’s work, the daily and obstinate confrontation with a fragment of nature gives rise to a kind of transfiguration of leaves, burnt by blazes which in Enrico Minguzzi’s painting become fluorescent resin welcoming a nature of pure mental expulsion, with no footing in realism. In Chiara Lecca’s work, the presence of an animal fragment encroaches onto other realms: the alabaster bubbles which swell up like Moreni’s watermelons are in reality animal bladders, just as the cut flowers are taxidermied rabbit ears. Fake flowers, like those depicted in oil by Samorì on Breche de Vendome marble. ‘Natural’, because they have not been painted, but ‘found’ on rock and obliged to take on forms through the assault of colour which threatens its perimeters, while revealing them at the same time.

One knows how natures bends, transforming itself to the whims of needs. Mattia Moreni